VI domenica di Pasqua

150 150 Parrocchia San Fruttuoso

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Ho celebrato, grazie al Signore, ogni giorno, feriale e festivo, ma da lunedì 18 (centenario della nascita di San Giovanni Paolo II°) potrò celebrare con il popolo di Dio. Mi è molto mancata la comunità che celebra con me. Certo, nei tempi del “restate tutti a casa”, si è fatto di tutto per mantenere e coltivare i nostri rapporti, per pregare insieme tre/quattro volte al giorno. Senza dubbio, non si è mai pregato tanto insieme come in questi mesi. Ho dovuto convertirmi anche all’uso degli strumenti in rete: Youtube – Meet – Google – Zoom – streaming… Lo strumento tecnico è sempre strumento; ed è buono quando serve per un bene. Come ogni strumento, dipende dall’uso che se ne fa, perché non diventi un idolo che crea dipendenza. È stato anche bello poter entrare nelle case con la diretta della Messa celebrata da don Matteo e da me.

Ma tutto questo non ci basta e non deve bastarci.

Con chiarezza estrema ce lo ha ricordato Papa Francesco in una omelia: “La famigliarità con il Signore, dei cristiani, è sempre comunitaria. Sì, è intima, è personale, ma in comunità. Una famigliarità senza comunità, una famigliarità senza il Pane, una famigliarità senza la Chiesa, senza il popolo, senza i sacramenti, è pericolosa. Può diventare una famigliarità gnostica, una famigliarità per me soltanto, staccato dal popolo di Dio. La famigliarità degli apostoli con il Signore sempre era comunitaria, sempre era a tavola, sempre era con il Sacramento, con il Pane… Questa pandemia ha fatto sì che ci comunicassimo anche religiosamente attraverso i media… Anche in questa Messa, siamo tutti comunicanti, ma non insieme… Stiamo insieme ma non insieme. La gente è collegata, fa la comunione spirituale… Questa non è la Chiesa: questa è la Chiesa di una situazione difficile, che il Signore permette, ma l’ideale della Chiesa è sempre con il popolo e con i Sacramenti. Sempre! Stiamo attenti a non viralizzare la Chiesa, i Sacramenti. La Chiesa, i Sacramenti, il popolo di Dio, sono concreti (non virtuali)…

in questo momento dobbiamo fare in questo modo, ma per uscire dal tunnel, non per rimanerci!

(Omelia Santa Marta, 17 Aprile 2020)

È decisivo quanto dice il Papa. Sarebbe fuorviante se, dopo questo periodo, qualcuno arrivasse a pensare e a dire: beh, andiamo avanti così, con la messa in TV o in streaming, tanto è lo stesso. No, non è proprio vero! Non viralizziamo Chiesa e Sacramenti! Gesù ci ha lasciato l’Eucarestia come dono di Sé, come offerta della Sua vita, perché noi, con il Sacramento, potessimo ricevere il Suo Corpo e il Suo Sangue, e non virtualmente. Da quella notte d’amore nel Cenacolo, essere amico di Cristo significa partecipare di quella vita donata, di quel pane spezzato, di quel vino offerto, al punto che si può dire che la Chiesa è nata a quella mensa e continuamente rinasce ogni volta che il rito celebrato ci permette di ritornare a essere misteriosamente presenti a quell’ora d’amore totale. Senza la frequentazione di quel banchetto la nostra vita muore, ed anche vivere perde il suo senso e il rischio resta quello di “perdere la vita vivendo” (Th. Eliot).

No, i cristiani non possono vivere senza l’Eucarestia.

Faremo ancora un po’ di fatica nel riprendere a celebrare. La Chiesa potrà accogliere un numero di persone molto ridotto, soprattutto nelle messe festive. Tenacemente andremo a cercare un orario successivo, se una prima volta non fossimo riusciti ad entrare. E’ un sacrificio ulteriore. Dobbiamo stare alle molte indicazioni, precise e indiscutibili, che ci sono state dettate per l’attenzione alla salute, propria e altrui. Ma l’Eucarestia, non dimentichiamolo, è anche un sacrificio, anzi il Sacrificio per eccellenza della vita di Cristo per noi. Quindi, è bello poter vivere anche noi il sacrificio che ci è richiesto. L’attesa di questi mesi e il desiderio che abbiamo, diventi modo di celebrare che non sia più quello di prima. Basta messe annoiate, sbadigliate, senza vita e passione. È Gesù che incontriamo, è Gesù che riceviamo; è Gesù che si fa cibo per entrare dentro di noi. La prima Messa festiva che celebreremo con la comunità sarà domenica prossima (24 maggio), che coincide con la festa dell’Ascensione. Non è banale questa coincidenza. Cristo ascende al Padre e inizia il tempo della Chiesa:

Andate, annunciate, celebrate, battezzate, dite a tutti che Gesù è morto e risorto per la Salvezza di ciascuno.

Con l’Ascensione la Chiesa deve essere nel mondo il segno vivo della Sua Presenza; deve confermare che è vero quello che Gesù ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. E lo è anzitutto con l’Eucarestia. Nutriti di Cristo, viviamo nel mondo, nel tempo, nelle circostanze, anche questa della pandemia, consapevoli e responsabili di dover testimoniare a tutti ciò che siamo, per l’incontro fatto con Cristo, per essere stati preferiti e scelti. Convinciamoci, amici: sì, siamo stati preferiti e scelti, ma per un compito e una responsabilità, quello di essere il segno vivente che Cristo ci ama ed è Lui la speranza per vivere.

don Eligio

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