V Domenica di Quaresima

635 270 Parrocchia San Fruttuoso

“Signore, se tu fossi stato qui…!”

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Così Marta e Maria dicono a Gesù che arriva a Betania quando Lazzaro è già morto! Ci capita spesso di avere la sensazione che Dio sia un po’ in ritardo. Se non addirittura lontano. “Dov’era Dio” si è chiesto Papa Benedetto ad Auschwitz. Ma Dio non è lontano. È qui con noi. È con noi sulla stessa barca. Ha fatto suo il nostro dolore e la nostra croce, anche quella di questi giorni.  L’ha fatta sua salendovi e così vincendo la morte. Il nostro cuore è sì addolorato, ma non perso.

Il nostro cuore grida, perché vuole Gesù.

“Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che ad un tratto ne sei pieno? Di che?”, dice il grande poeta Mario Luzi.

Siamo noi, guardaci, rifugiati nel case a guardarci da lontano salutarci dai video senza carne né profumo di figlio, o padre, né mano di madre che stringe carezzando

chiosa poeticamente Daniele Mencarelli.

“Sei tu fossi stato qui…!” Gesù abbiamo bisogno di Te. Fatti sentire con la Tua Onnipotente Misericordia, come hai avuto pietà fino al pianto per la morte del Tuo amico Lazzaro. Signore Gesù, tutti hanno fame di Te, consapevolmente o no. Hanno voglia di vita e Tu sei la Vita. Hanno desiderio di risorgere e Tu sei la Risurrezione. La Messa, la Comunione… La prendevamo ogni domenica, qualcuno tutti i giorni quasi senza accorgercene. Ora manchi! Chi manca?

Quando sei solo, la solitudine sembra schiacciare.

Non vogliamo perderTi più, Gesù. Tu sei unico. Tu ci sei necessario. Solo Tu Gesù riempi la vita; Tu ci puoi far uscire, come Lazzaro, dal sepolcro nel quale con abitudine ci siamo volontariamente messi. Sento spesso dire: “speriamo di tornare presto alla normalità!” Certo, ma quale normalità? Se significa ritornare a vedere i volti cari dei familiari, degli amici, al nostro lavoro e studio, certo che si! Ma tutto questo non da vivere nella “normalità” di prima. È proprio una cattiva normalità che è anche causa di quello che ci ha portati fino a qui.

Ecco quella normalità di prima, sbagliata, quello stile di vita e di comportamento, questa normalità spero proprio che non ritorni. Proprio queste settimane ci stanno dicendo che dobbiamo riscoprire uno stile nuovo, uscire dalle abitudini acquisite sbagliate, perché egoiste, menefreghiste. Purtroppo, c’è sempre il rischio di abituarsi a tutto, o di non imparare da quello che accade, perché poi si ritorna a vivere come prima, appunto alla “normalità”.

L’uomo è fatto così.

Si abitua a tutto, tranne a quel grido che è irriducibile dentro: “Mi manchi!”. “Lazzaro, vieni fuori! Uomo, esci dal tuo gretto modo di vivere, dal tuo sguardo piccino su te stesso, sugli altri e sulla realtà.”

“Io sono la Risurrezione e la Vita”. Gesù può fare il miracolo di tirarci fuori da questo “virus” cattivo e che “toglie il fiato”. Ma Gesù può farci uscire anche dai sepolcri delle nostre cattive abitudini, può slegarci dalle bende che ci impediscono di camminare da uomini e donne vere. Di questi tempi siamo stupiti per la dedizione gratuita di tanti medici, personale sanitario, forze dell’ordine, sacerdoti, figli e anche giovani che si spendono per chi è malato e bisognoso.

Ecco tutti questi sono segni che Lui c’è.

È lui che si rende visibile in questi volti. Abbiamo bisogno di guardare questi testimoni, perché è guardandoli che possiamo risorgere pure noi, possiamo crescere, diventare più umani, più veri. Abbiamo bisogno di testimoni, guardando i quali possiamo riconoscere te, o Cristo. Se saremo capaci di intercettare questi volti, e non è difficile, faremo tutti un salto di qualità che sarà evidente per sé e per gli altri. Ritorneremo alla “normalità” cosiddetta, ma non con lo stile di vita di prima, alla normalità della vita ma non nella normalità di prima. Slegati dalle bende, sciolti, cammineremo nella vita come segni della novità di Dio.

Buon cammino,

Don Eligio

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