V Domenica di Pasqua

150 150 Parrocchia San Fruttuoso

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Quella piazza, quella sera

Quell’uomo solo, quell’acqua insistente, quel silenzio, quel crocefisso pure lui grondante acqua, quell’icona di Maria Salus populi, ma, soprattutto, quell’Ostensorio con Gesù Eucarestia, lì sull’altare, a guardarci, a benedirci e a dirci, come ai discepoli sulla barca: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. Chi ha già archiviato quella sera del 27 marzo scorso, deve riconoscere di avere un cuore molto indurito, incrostato, che deve essere destato, curato, guarito.
Papa Francesco così, tra l’altro:

Non avete ancora fede? Signore, ci rivolgi un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te… È il tempo di reimpostare la rotta della vita… Troppo abbiamo camminato imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato…

Accorgersi di aver bisogno di Cristo Risorto non è una diminuzione del nostro valore, non è una condanna. È un’opportunità; è un’occasione, grande. Sì, è tempo di giudicare, di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. Soprattutto dobbiamo tornare a scegliere e a fidarci di Dio. Mi viene alla mente la finale de’ “I promessi sposi”, nella quale i due sposi rivendicano, a proposito di guai:

Quando essi vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce e gli rende utili per una vita migliore.

“I promessi Sposi”, cap. 38

Saremo diversi se già ora scegliamo di esserlo.

Vivere adesso per affrontare la cosiddetta normalità da uomini nuovi, che hanno imparato l’essenzialità. Se abbiamo vissuto troppo dentro l’inganno di una vita istintiva e ingorda, non dobbiamo tornare ad essere così, passata la pandemia. Ci sono dei virus, nei nostri stili di vita, che vanno combattuti fin da ora, perché questi stili sbagliati contagiano ed occorre difendersi, prendere precauzioni. Ma pochi parlano di questi virus e delle necessarie difese. Per esempio, anche in queste settimane, sta prevalendo una parziale idea di un uomo: un individuo che deve stare in salute, deve poter lavorare, affinché possa consumare. Ma l’uomo è molto di più! È bisogno di amore, di relazione, di bellezza, di gioia autentica, di nutrimento del suo spirito.
L’economia, le regole e le soluzioni tecnico/scientifiche non bastano da sole a portarci fuori dalla crisi, che non è solo economica. C’è crisi d’identità, di consapevolezza, di significato: tutte cose che se non sono recuperate e insegnate, renderanno faticose anche l’economia e le scienze. Perché anche per l’economia e per le scienze ci vogliono donne e uomini che non mettano tra parentesi le istanze vere e profonde del cuore umano.

“Non di solo pane vivrà l’uomo!”

Così Gesù risponde al demonio che Lo tenta ad una vita facile in cui usare l’onnipotenza per risolvere solo la materialità della vita. Non possiamo pensare ad un uomo diviso per funzioni: cittadino, lavoratore, credente, sportivo, alunno, consumatore, bisognoso… L’uomo è uno, sempre e in tutto, è domanda di senso, di unità, di consapevolezza, e Gesù lo sa. Per questo si propone (nel Vangelo di questa domenica) a Tommaso e a ciascuno come: “Io sono la via, la verità e la vita”. Cioè, venite dietro a Me perché così vincerete la menzogna e avrete una pienezza di vita. Per questo, l’uomo che vuol essere se stesso, ha bisogno di Gesù, ha fame del suo Corpo e Lo chiede con tutte le sue forze. Stiamone certi:

Non saranno mai le regole e i precetti a salvare l’uomo!

Lo credevano anche i farisei, ma Cristo li ha sempre combattuti. Solo Gesù e l’incontro con Lui salva l’uomo. Il resto è utopia. Garantire questo incontro con Gesù, adoperarsi perché ogni uomo Lo possa realizzare, è compito esclusivo e primario della Chiesa, se vuole essere la Chiesa di Cristo. La chiesa non cerca di guadagnare spazi, posizioni di potere; vuole testimoniare l’esperienza di salvezza che ha ricevuto e che deve assolutamente trasmettere. È la prima e insostituibile carità verso l’umanità.
Se questa emergenza così drammatica trascorresse senza una nostra presa di coscienza, senza scoprire di più di noi e della realtà, sarebbe una sciagura che si aggiunge a quella della paura, del dolore, della morte. Un’altra volta verrebbe messa una pietra davanti al sepolcro del nostro umano. E a questo avremmo contribuito pure noi. È per un’altra cosa che ciascuno di noi deve dare il suo contributo: favorire un “risveglio dell’umano”.

È possibile perché Cristo è risorto, è vivo

Già un’altra pietra più famosa è stata ribaltata. Lui ha già vinto e intende rimanere con noi, sempre, fino alla fine dei tempi, perché il nostro cuore non sia turbato, ma conosca e sperimenti una rinascita nuova. Mi sovvien don Camillo, come ce lo racconta Giovanni Guareschi, nell’episodio dell’inondazione del Po, che con l’altoparlante dice:

Fratelli non è la prima volta che il fiume invade le nostre case, ma un giorno le acque si ritireranno e il sole ritornerà a splendere. Allora ci ricorderemo della fratellanza che ci ha unito in queste ore terribili e, con la tenacia che Dio ci ha dato, ricominceremo a lottare, perché il sole sia più bello, perché la miseria sparisca.

E aggiungo: perché da questa emergenza, vissuta e non subita, possiamo imparare ad essere più noi stessi, più uomini. Ed è possibile perché Gesù c’è, eccome se c’è. Sia sempre grande il desiderio di Lui.

Don Eligio

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