IV Domenica di Quaresima

635 270 Parrocchia San Fruttuoso

“Da ogni male, liberaci Signore”

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Mentre siamo ancora in piena tempesta che nessuno sa come si evolverà, o quando questa “piaga” (come quelle dieci d’Egitto narrate dalla Bibbia) finirà, eccomi a voi con questo nuovo messaggio. “Da ogni male, liberaci Signore; dalla malattia, dalla fame, dalla guerra, dalla morte eterna, liberaci Signore”.

Sempre nella Chiesa si sono levate queste invocazioni,

queste preghiere consapevoli dei nostri mali e delle nostre fragilità. La presunzione dell’uomo deve arrendersi davanti all’evidenza che non siamo noi i padroni e che mai avremo tutto sotto controllo. Ma attenti bene: non perché siamo in mano ad un Dio vendicativo, un Dio feroce nel castigare. Un Dio così non ci interessa, un Dio così non è quello cristiano, rivelatoci da Gesù: Dio è Padre premuroso che conosce le nostre tribolazioni e le nostre croci, un Padre che ha mandato suo Figlio per condividerle e per vincerle.

Proprio la Quaresima e soprattutto la Pasqua sono qui a confermarcelo.

Il fatto che non potremo celebrare assieme nella nostra Chiesa le bellissime e uniche liturgie del triduo Pasquale, non significa che sono meno vere, anzi. Proprio la fatica e la croce che stiamo portando e che sembrano non finire mai, ci rendono ancora più acuta l’attesa della Sua Pasqua, della vittoria di Cristo sul male, che comunque è sempre tanto. Gesù è venuto a condividere, non a togliere la croce: neppure a Lui il Padre l’ha risparmiata, pur dentro l’accorata Sua preghiera:

“Padre se è possibile, passi da me questo calice; però non la mia, ma la tua volontà sia fatta”.

In questa lunga Quaresima siamo costretti a verificarci: ciascuno potrà vedere quale posizione prevale in sé; se una disponibilità ad aderire al segno del Mistero, alla provocazione della realtà, oppure se prevale il lasciarsi trascinare da qualsiasi soluzione, proposta, spiegazione, pur di non pensare alla vertigine che fa dipendere dal Mistero. Tutto può essere utile per leggere quello che sta accadendo,

Ma una qualsiasi spiegazione storica, scientifica, non ci basta.

Rimarrebbe sempre aperta la domanda: perché? A cosa serve? Cosa mi è chiesto? Come ne uscirò? Che senso ha la vita, la morte? Dove stiamo andando? Da queste e simili domande potremmo tentare di distrarci, ma non possiamo eluderle. Credenti o no, giovani e anziani, sani e malati! “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?” Solo Cristo si prende tutto a cuore della mia umanità. Perché quell’uomo, l’Ebreo Gesù di Nazareth, è morto per noi ed è risuscitato.

Quell’uomo risorto è la Realtà da cui dipende tutta la positività dell’esistenza di ogni uomo, ogni esperienza terrena, vissuta nello Spirito di Gesù, Risorto da morte, finisce nell’Eterno… Non dopo, ma già adesso.

(Don Giussani)

Affrontiamo questi giorni difficili con dentro questa certezza: Cristo è Risorto per noi; e per noi la Pasqua è tutto, è decisiva, è l’evento che ci fa dire ovunque, in ogni circostanza: Qui, ora, in questo momento della storia, adesso, proprio qui Lui c’è, è vivo, è presente.

“I giorni della sofferenza non sono giorni persi: nessun istante è perso, è inutile, del tempo che Dio ci concede. Altrimenti non ce lo concederebbe”.

(Guareschi)

Che sguardo nuovo, diverso ci è chiesto per poter vivere così! Chiediamo a Gesù che guarisca il nostro sguardo come ha guarito il cieco nato del Vangelo di questa domenica (Gv.9). Gesù si fermi come si fermò per lui. Ai discepoli che Gli domandano se questa malattia che ha colpito il cieco è colpa del suo peccato o del peccato dei suoi genitori, Gesù risponde: “Né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma questo è perché siano manifestate le opere di Dio”. Chiediamo a Gesù di intervenire come fece spontaneamente col cieco. Anche con gesti strani: mettere del fango sugli occhi già al buio; non certo il massimo a ben pensarci.

Ma il fango richiama la Creazione:

per fare cose nuove ci vuole una nuova creazione, un intervento dall’Alto. Gesù con la Sua saliva e con della terra, opera; anche qui la polvere riceve vita dalla bocca di Dio, come era successo la prima volta nell’Eden.

Gesù si è incarnato per sempre,

è Dio che si contamina con l’uomo e così l’uomo si contagia col divino. Ognuno di noi è mescolanza di cielo e di terra. Il cielo, Dio, ha assunto la polvere perché la polvere diventasse spazio di Dio. È l’evidenza dell’Amore di Dio, del Padre che si dona nel Figlio; è l’evidenza del miracolo che ridona la vista, lo sguardo nuovo per guardare tutta la realtà. Il Vangelo del cieco nato ci dice che tanti, i vicini, i farisei, persino i genitori del cieco guarito, pur di non arrendersi all’evidenza del fatto, cincischiano, obiettano, cercano la purezza della legge, della morale…

L’unico che si arrende, con la semplicità del cuore, è il cieco guarito:

credo Signore! E Gli si prostrò innanzi! Una cosa ci sta già dicendo palesemente questo tempo difficile: Signore, ho bisogno di Te; credo, ma aumenta la mia povera fede.

Dammi occhi nuovi, guariti, per vederti e riconoscerti.

Buon cammino!

Don Eligio

Benedizione del quartiere con il Santissimo Sacramento

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