III Domenica di quaresima

635 270 Parrocchia San Fruttuoso

Un incontro straordinario

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Così il Papa alla Messa in S. Marta ieri mattina

In questi giorni ci uniamo agli ammalati, alle famiglie che soffrono per pandemia.Vorrei pregare anche per i pastori che devono accompagnare il popolo di Dio in questa crisi. Il Signore dia loro la forza e anche la capacità di scegliere i mezzi per aiutare. Le misure drastiche non sempre sono buone; per questo preghiamo perché lo Spirito Santo dia ai pastori la capacità e il discernimento pastorale affinché provvedano misure che non lascino da solo il popolo fedele di Dio. Che il popolo di Dio si senta accompagnato dai pastori e dal conforto della Parola di Dio, dei sacramenti e della preghiera.

(Inizio S. Messa di Papa Francesco – S. Marta 13/03/2020)

Il Papa, ovviamente (ma è bene esplicitarlo), non si riferisce alle misure prese dal governo per contenere i contagi evitando gli assembramenti pubblici, ma si rivolge ai pastori perché tengano conto delle esigenze dei fedeli che hanno bisogno di essere accompagnati in un momento così drammatico.

Anche la CEI in un comunicato del 10/03 scorso, ribadisce:

…Più che soffiare sulla paura, più che attardarsi sui distinguo, più che puntare i riflettori su limitazioni e sui divieti del Decreto, la Chiesa tutta sente una responsabilità enorme di prossimità al Paese. È prossimità che – continuano i vescovi – si esprime nell’apertura delle Chiese, nella disponibilità dei sacerdoti ad accompagnare il cammino spirituale delle persone con l’ascolto, la preghiera e nel sacramento della Riconciliazione; nel loro celebrare quotidianamente l’Eucaristia, senza popolo ma per tutto il popolo

(CEI, 10/03/2020)

Dentro queste indicazioni del Papa e dei Vescovi, eccomi con questo nuovo messaggio.

Carissimi,

ci manca tanto la Messa insieme. Don Matteo ed io celebriamo a porte chiuse: non ci siete voi fisicamente, ma noi celebriamo anche per voi. Gesù non ci abbandona; niente ci impedisce perciò di continuare il nostro cammino per crescere nella certezza, nella “speranza fondata” di cui abbiamo assolutamente bisogno per vivere in questa situazione.

Gesù ci aspetta sempre. Dentro le nostre fatiche, i nostri errori, ci vuole aiutare a far emergere tutto il nostro desiderio di autenticità.

La liturgia di questa 3° Domenica di Quaresima, soprattutto il Vangelo dell’incontro con la Samaritana, è luce per la nostra vita.

È un incontro straordinario.

Dentro un giorno qualsiasi, un mezzogiorno come tanti, questa donna va al pozzo per cavare acqua.

Gesti ed abitudini che quasi diventano certezze inconsce: ogni giorno la routine, che rende tutto uguale, scontato e spesso pesante e noioso. Poi succede qualcosa di imprevisto e di imprevedibile.

Un po’ come in queste settimane, sono stravolte abitudini e gesti; messe in discussione le nostre priorità; e ci accorgiamo pure quanto le nostre ricerche di felicità, siano spesso mal poste.

Questa donna va al pozzo e incontra Gesù. Un evento non previsto, che la mette tutta in discussione. Anche lei ha sete di felicità, più che di acqua, ma…

La sete della Samaritana e la sua ricerca fino a cinque/sei mariti, mostra una donna in ricerca del senso della vita e della risposta alla domanda inesauribile del cuore.

Il cuore di questa donna, come ogni cuore, ha un bisogno ancora più grande dell’acqua e degli amori passeggeri.

L’incontro con Cristo è la risposta.

È Gesù a prendere l’iniziativa: «Le dice Gesù:” Dammi da bere”». E Agostino commenta: «Colui che domandava da bere aveva sete della fede di questa donna».

L’uomo non ha creato la sete ma neppure ciò che la può soddisfare. Ambedue sono create da Dio. Per questo Lui solo sa com’è fatto il cuore e che cosa c’è dentro e pure come si può soddisfarlo.

Gesù ha sete – «dammi da bere» – perché noi scopriamo la nostra sete. Non è solo sete d’acqua, ma una sete più profonda. La vita è sete di pienezza, di senso, di felicità.

Spesso pensiamo di cavar acqua che disseti dalle nostre cisterne screpolate e perdenti. E siamo sempre assetati, insoddisfatti. Il rischio è che uno si accontenti, o che s’ingozzi di lamenti, come il popolo ebreo con Mosè (seconda lettura), o che si adatti nell’abitudine.

La vita diventa routine: cavar acqua equivale al cavar emozioni o pretendere che la felicità stia nell’accontentare ogni desiderio.

Ecco allora, dentro l’arsura di ogni mezzogiorno dell’esistenza, l’imprevisto: l’incontro con Gesù che ridesta il cuore, che esalta la pienezza del desiderio: «Io sono la tua acqua viva», che può soddisfare la sete più profonda, l’attesa più nascosta, ma pure mostrarti l’inganno in cui vivi.

Gesù è lì che ti aspetta; desta il cuore.

Aspetta che tu Gli dica: «Signore, dammi quest’acqua». E Lui subito: «Sono Io, che parlo con te».

È la riscoperta di una Presenza che s’impone e diventa decisiva. Decisiva perché determina la persona, apre il cuore, dona uno sguardo nuovo su tutta la tua esistenza.

Preghiamo perché questo tempo diventi decisivo per riscoprire la presenza di Gesù, perché dentro la sete che ogni cuore ha, ciascuno faccia suo il grido della Samaritana: “Gesù dammi quest’acqua perché io non abbia più sete”.

Sei Tu, Signore, l’essenziale; sei Tu, Gesù, quella fonte che zampilla per la vita eterna, quella vera.

Ho bisogno di tante cose: di pace, di salute, di lavoro. Ma soprattutto ho bisogno di Te! Dammi te, Gesù!

Buon cammino!

Don Eligio

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