I Domenica di quaresima

635 270 Parrocchia San Fruttuoso

Rimanendo uniti nella preghiera

La Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. Sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione. Il cristiano è chiamato a tornare a Dio con tutto il cuore per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore.

(Papa Francesco)

L’uomo – ci dice la prima lettura della prima domenica di Quaresima – è polvere:

Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo.

(Gen. 2,7)

Inconsistente senza Dio, ma Dio «soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne essere vivente».

Eppure l’uomo presume di sé, orgogliosamente pensa di avere tutto sotto controllo, e invece… Questi nostri giorni lo smentiscono clamorosamente! Ma poi, alla sua precarietà ontologica – non si fa da sè – si aggiunge una precarietà appesantita dal suo peccato.

E si scopre nudo, non più libero ma dominato dal suo istinto.Una foglia di fico è il suo tentativo ridicolo e immaturo per porvi rimedio.

Ci vuole un Salvatore: «Il dono di grazia non è come la caduta: se per la caduta di uno solo (Adamo) tutti morirono, molto di più la Grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti».

La Quaresima ci prepara a questo evento di grazia. Se il tema dell’Avvento è stato quello dell’attesa e se il Natale è stato l’annuncio della salvezza che è venuta ad abitare fra noi, la Quaresima è la contemplazione, assieme alla Pasqua, dell’affermarsi di questa salvezza accaduta: Gesù Cristo.

La Quaresima è il momento favorevole per ritrovare l’essenziale, per preparare il cuore alla Pasqua di Risurrezione, attraverso un cammino di speranza.

Siamo chiamati ad uscire dalle tenebre, dalle paure, dalle insignificanze per andare verso di Lui, che è Luce, sicurezza e senso. Lui, con la Sua Pasqua, ha aperto un varco nel muro eretto dal peccato. Gesù col Suo Sangue ci salva dalla schiavitù del peccato.

Questo non vuol dire che Lui ha fatto tutto e noi non dobbiamo fare nulla; che Lui è passato attraverso la croce e noi “andiamo in paradiso in carrozza”, non è così. La nostra salvezza è certamente un dono Suo, ma, poiché è una storia d’amore, richiede il nostro sì e la nostra partecipazione al Suo amore.

(Papa Francesco)

Bisogna lottare, ci dice il Vangelo della Prima Domenica di Quaresima. Dove abbonda la grazia, abbonda la tentazione. Tutti siamo tentati. E Gesù fu tentato più di tutti, perché nessuno era pieno di grazia come Lui.

Gesù ha assunto la tentazione come ha assunto la nostra umanità, la nostra fatica, la nostra fame e sete, le nostre gioie e i nostri dolori, perfino i nostri peccati e la nostra morte, che dal peccato è stata causata.

Se non avesse assunto l’esperienza della tentazione ci avrebbe lasciati soli in una delle dimensioni più drammatiche del nostro vivere. E ciò che Cristo ha assunto, lo vive con noi e lo salva.

E qual è l’origine di tutte le tentazioni? Il demonio, che ha un’unica ragione per tentarci: separarci da Dio, rompere la comunione fiduciosa in Dio. Questo è il nostro grande peccato, origine di tutti gli altri: non fidarci più di Dio, non credere veramente che Dio ci ama, che vuole il nostro bene. Non credere che qualunque cosa ci chieda, anche quando è la rinuncia a qualcosa, lo fa per donarci un bene più grande, soprattutto il bene infinito di Se stesso alla nostra vita. Noi, invece, come Adamo ed Eva, pensiamo che ci possa essere un dono più bello della comunione con Dio: quello di non dipendere e di vivere senza Dio.

E ad inculcarci questa illusione, questa menzogna è il demonio; e ci caschiamo come citrulli!

Siamo abbagliati dal “pane facile”, dai “poteri venduti e comprati”, dall’ “esibizionismo” per il quale tanti adulti sono eterni adolescenti; per gli adolescenti è difficile crescere avendo adulti così.

La Quaresima è un percorso impegnativo, come è giusto che sia, perché l’amore è impegnativo ma è un cammino pieno di speranza, infatti Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai ma attende sempre, anche quando pecchiamo, il nostro ritorno a Lui.

Attende che, anche dentro la fatica di questi giorni pieni di limitazioni, abbiamo a ritrovare noi stessi. E per ritrovare noi stessi, dobbiamo ritrovare Dio.

«Non possiamo vivere senza Gesù, senza la Messa»: mi sono sentito dire tante volte in questi giorni. Da quanto tempo una cosa così non dicevamo e non sentivamo? Se la circostanza che stiamo trascorrendo servisse per vivere di più la consapevolezza che senza Gesù non c’è vita vera, non sarebbe una circostanza vissuta invano.

Don Eligio

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