Finalmente è Natale: Gesù è con noi

340 376 Parrocchia San Fruttuoso

Il cristianesimo, che ha nella grotta di Betlemme la sua culla è una sfida; cosa significa essere cristiani oggi? Continuare a credere semplicemente per tradizione, devozione o abitudine, ritirandosi nel guscio delle proprie convinzioni ed egoismi, non regge più agli urti della realtà, non è all’altezza della sfida. Gesù si è posto nel mondo con una capacità di attrarre che ha affascinato gli uomini del suo tempo.

«Egli non perse i suoi anni a gemere e a interpellare la cattiveria dei tempi. Egli tagliò corto…facendo il cristianesimo» (C. Peguy). Cristo ha introdotto nella storia una presenza umana così imponente che chiunque si imbatteva in essa doveva prenderla in considerazione: per rifiutarla o per accettarla.

Cristo non ha lasciato indifferente nessuno.

Ancora oggi: Gesù Cristo e il cristianesimo hanno la pretesa di portare l’unica risposta in grado di durare nel tempo. Però non un cristianesimo ridotto.

Gesù si è fatto uomo per rendere possibile il compimento del desiderio umano, proponendosi come la risposta adeguata. Incarnandosi è come se avesse detto all’uomo: “Guarda, prova un po’, se vivendo con me tu trovi qualcosa di interessante che rende la tua vita più piena, più grande, più felice. Quello che tu non sei capace di ottenere con i tuoi sforzi, lo puoi ottenere se mi segui”.

È stato così fin dall’inizio, con Andrea e Giovanni: «Dove abiti, Maestro? …Venite e vedrete!».
La fede, il cristianesimo è un incontro che genera un’esperienza: prova e giudica tu se funziona per la vita!
Natale è l’ingresso del Figlio di Dio nel mondo: Cristo entra nel mondo, viene tra la sua gente.

E davanti a Lui è tutto un aprirsi e un chiudersi di porte. Si apre a Natale innanzitutto la Porta di Dio, da cui esce il Figlio, l’Emmanuele-Dio con noi. Si aprono i cieli: dalla nascita fino al Battesimo del Signore è tutto un aprirsi di porte del cielo da cui gli angeli escono e tornano annunciando il grande evento. Soprattutto si apre il cuore divino ed umano del Figlio: Cristo spalanca le porte del Suo cuore fino a dire: «Io sono la Porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo» (Gv.10,9).

Alla Porta aperta di Dio corrispondono le porte degli uomini e delle donne disponibili a farLo entrare: il cuore di Maria e di Giuseppe; le porte della casa di Elisabetta e Zaccaria; il cammino obbediente dei pastori e dei Magi, quello di Simeone e di Anna…
Ma ci sono anche le porte che si chiudono: «Venne tra la sua gente, ma i suoi non lo hanno accolto» (Gv.1,11).

Si chiudono il cuore di Erode, le case di chi non ha posto per Lui, la vita di chi ha i suoi beni da difendere, i suoi progetti da realizzare, le sue idee da imporre. L’Avvenimento di Cristo, il suo irrompere nel mondo, provoca, richiama, invita a correre il rischio della libertà che si apre o si chiude e così rende possibile o impossibile l’incontro che salva. Nella fatica che stiamo facendo dentro le costringenze della pandemia, il Natale quest’anno può essere più puro, più cristiano: spogliato da tanta esteriorità possiamo guardarlo per quello che è, se vogliamo. La festa magica, evasiva, melensa non tiene più! Non è grigio il Natale, ma è grigia la nostra vita. Il Natale, il Bambino Dio, fatto carne per noi, è la luce che deve illuminare il grigiore generato da cuori stanchi di natali ovvi.

Natale dice che Dio ci ama; viene per salvarci; i nostri peccati non lo fermano. Siamo Suoi figli da sempre e per sempre. Siamo Sua immagine. Non c’è peccato che possa cancellare completamente l’immagine di Cristo presente in ciascuno di noi. Per Dio siamo più importanti dei nostri peccati. Lui ci è Padre, che non smette di amarci. È paziente, ci attende. E allora apriamo il cuore. Il nostro cuore è chiamato; la nostra libertà è invitata. Siamo un po’ tutti vittime di un crescente senso di insicurezza e di diffidenza, di paura. Siamo impauriti dalla vita!

Speranze troppo spesso promesse e spesso deluse, violenze, parole retoriche quanto inefficaci, ci spingono a diventare seguaci del nulla e perciò a trincerarci nel menefreghismo, a blindare le porte, incattiviti con tutto e con tutti. Solo Lui, Gesù, può sottrarci dal nulla. In questi mesi, forse, abbiamo imparato a stimare di più la vita, ad arrenderci all’evidenza che essa non è nostra, ci è regalata. Siamo fragili; persino ogni respiro va guardato con stupore. Se stimiamo la vita, la nostra e quella dei nostri cari, quella di ogni altro perchè «tutti fratelli» (Enciclica Papa Francesco), non sciupiamola, non manipoliamola, non uccidiamola. Senza ossigeno non si vive, ma senza Dio non si sa nè se si vive nè con quale scopo.

Ritroviamo la strada per il nostro cammino. Quasi non vediamo più la stella per orientarci. Invece Gesù è tra noi; è tra noi proprio per le nostre cattiverie e incapacità, egoismi e negligenze. Il Natale ci racconta di una gioia e di una pace che giungono se apriremo le porte. Se impareremo dal Dio Incarnato ad aprire anziché chiudere, donare anziché prendere, perdonare anziché vendicarsi. Con Gesù possiamo passare dall’ideologia del nemico alla logica della fraternità. Mossi da un Dio che ha avuto fiducia nell’uomo prima ancora che noi avessimo fiducia in Lui.

«Aprite le porte a Cristo…Lui sa che cosa c’è nel cuore dell’uomo» (S. Giovanni Paolo II).

Finalmente è Natale.
Cristo continua a venire incontro all’uomo. L’uomo deve farsi trovare.

Don Eligio

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