Domenica delle Palme

635 270 Parrocchia San Fruttuoso

“Se vado via da Te, Signore, dove vado?”

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Ai primi giorni di marzo, ad emergenza già in atto, una signora venuta in chiesa per una visita, incontrandomi mi disse: ” Quando c’era la guerra io ero una bambina. Mi ricordo due cose molto bene: quando suonava la sirena tutti i scappavamo nel rifugio perché sapevamo che cosa fossero le bombe; e che nelle case si pregava tanto soprattutto con il Rosario. Oggi non sai bene dov’è e chi è il nemico e puoi solo chiuderti in casa e spero che in famiglia si torni a pregare di più.

La preghiera è il gesto dell’uomo realista.

Prega chi sa di essere creatura, finita, limitata. Quello che sta succedendo ce lo conferma in modo chiaro: è essere solo scioccamente presuntuosi non riconoscerlo. Papa Francesco lo ha detto con semplicità in Piazza San Pietro quella sera unica e indimenticabile:

“La tempesta (in cui ci troviamo) smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte queste false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alle nostre comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di imballare e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli… è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta ancora una volta quella benedetta appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.”senza carne né profumo di figlio, o padre, né mano di madre che stringe carezzando

(Papa Francesco 27 marzo 2020)

Accorgersi di tutto questo vuol dire gridare, invocare, chiedere la salvezza, vuol dire chiedere Gesù. E chi se no? 

In queste domeniche di Quaresima abbiamo ascoltato Gesù che desta il cuore assettato e deluso della samaritana: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti dice dammi da bere…”; o Gesù nell’incontro con il cieco nato che risponde agli apostoli: ” Né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio”; e davanti all’amico Lazzaro morto dice: “Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui”.

Disordine di vita…malattia…morte…Gesù ci sta dicendo che con Lui, ogni situazione, anche la più dolorosa (ricordiamo che Gesù davanti alla tomba dell’amico scoppiò in pianto), non è in balia del caso, ma tutto è dentro il Suo dolore, il Suo amore, la Sua croce.Questo ci confermeranno le celebrazioni della Settimana Santa.

Il mondo, l’uomo è salvato dal Cristo morto e Risorto

Senza Cristo non possiamo nulla; tutto cade nel non senso, nel nulla.

Questa circostanza, il virus e tutte le conseguenze che ne derivano, il fatto di vivere praticamente solamente in casa, costretti a star fermi rispetto al nostro fare quotidiano, lavorativo e di studio; il non poter neanche partecipare all’Eucarestia (in questo io ho una grande grazia perché celebro ogni giorno), insomma questa circostanza di assoluta povertà di agire è la forma straordinaria del mio rapporto con Cristo.

In questo tempo il mio testimoniare si traduce in questa essenzialità, nel mio intercedere davanti al Signore, non perché Lui non sappia, ma perché io cresca nella consapevolezza del dono ricevuto e della fede che continua a regalarmi perché con essa io, tu, noi, continuiamo a portare davanti a Lui tutta la fatica, le paure, il dolore nostri e degli altri.

“Se vado via da Te, Signore, dove vado? Tu solo sai spiegare la vita!”.

Il nostro Arcivescovo nel suo bellissimo messaggio pasquale afferma: “Quando siamo sospesi sull’abisso del nulla, l’espressione intelligente ‘credente ma a modo mio, credente ma non praticante’ suona ridicola, un divertimento da salotto proprio là dove per attraversare la tempesta abbiamo bisogno di una presenza affidabile, di un abbraccio, di una comunione reale con Gesù, per essere nella vita di Dio. Niente di meno… …Se in questo tempo abbiamo provato l’emozione di pregare insieme in casa, abbiamo imparato che è possibile, che unisce, che non esaurisce il desiderio di incontrare il Signore e anzi fa crescere il desiderio di andare a Messa”.

Non dimentichiamo più ciò che stiamo vivendo e provando!

La Settimana Santa quest’anno sarà diversa; chiede tutta una serietà eccezionale. Quando i tempi sono cattivi o difficili, significa che è venuto il tempo della conversione del cuore e della maturità della fede.

Il nostro celebrare tutto il triduo Santo partecipando da casa (un modo mai provato prima), chiede di più.

Come quest’anno celebreremo la Pasqua ricorda di più come avvenne la prima Pasqua.

Una Pasqua più vissuta in casa che in chiesa. Gesù muore e risorge: anche quella volta non c’era molta gente sotto la croce e neppure quando la pietra fu ribaltata.

Anche i primi cristiani erano senza la chiesa (edificio) ma avevano la consapevolezza di essere loro la Chiesa.

Poi fecero le chiese di pietre e di mattoni. Ecco cosa c’è in gioco oggi più di prima: dove andiamo noi, dove siamo noi, Cristo si fa presente, attraverso di noi.

Dove c’è Chiesa, c’è Lui che fa Pasqua con noi. 

“Venne Gesù, a porte chiuse e disse: “Pace a voi’”

Che Pasqua, amici, se cresceremo in questa consapevolezza.

Buon cammino.

Buona Settimana Santa.

Don Eligio

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